In occasione dell’ultima puntata di “Disabilità come alfabeto” prima della pausa estiva, ho voluto fare qualcosa di diverso. Ribaltando il principio di democrazia, per questo articolo ho scelto di dar voce alla minoranza, prendendo come spunto il termine che, tra quelli votati, ha ricevuto meno preferenze.

Per descrivere cosa significhi vivere con una disabilità credo che non esista espressione più azzeccata di “giorno per giorno”. Una condizione di handicap, pur non essendo l’essenza, è una faticosa costante della vita di una persona. Non puoi metterla in pausa; non puoi prenderti una vacanza da essa. È parte di te, non se ne va.
Convivere giorno per giorno con la disabilità motoria di cui sono affetta mostra una duplice faccia: è estenuante da un lato; è magico dall’altro. Lo so, può sembrare strano, ma è così! Adesso vi spiego il perché.
Credo che la difficoltà di vivere una simile situazione sia sotto gli occhi di tutti, anche se in pochi (o forse nessuno) riescono veramente a capire: è faticoso, è snervante. La maggior parte delle volte è una palla al piede. E fin qui nulla di strano.
Rovesciamo la medaglia: prima ho detto che una quotidianità passata con un handicap può essere magica. Mi rendo conto che può essere un ossimoro, ma se faccio un po’ di chiarezza capite meglio.
Per me, anzi per il mio corpo, un giorno non è mai uguale all’altro. Letteralmente. A volte mi sveglio la mattina e riesco a fare cose che la sera prima non riuscivo a fare. Oppure mi alzo il giorno dopo e fatico a fare qualcosa che per mesi ho sempre fatto in automatico. Un moto perpetuo di alta e bassa marea.
Mi rendo conto che, a tanti, questo saliscendi può spaventare, snervare. Fortunatamente, (quasi sempre) per me non è così. Il maremoto che è la disabilità forse è il tratto che più mi affascina: l’oggi non è mai uguale al domani. Non posso farci niente, se non vivere questo mistero.
Un mistero che non potrò mai capire, e nemmeno mi ci metto… altrimenti, che mistero sarebbe?
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