Voci dall’Inferno

Udito

Ho smarrito la strada. Forse, intorno a me, una selva oscura.

Non sono sola. Il delicato frusciare dell’erba calpestata da mille altri piedi mi indica la via: sinistra, destra e poi ancora sinistra. Il rimbombo dei miei passi incerti si confonde con i battiti accelerati del mio cuore, dando vita a una macabra melodia degna del buio che mi circonda.

Deglutisco. Lo scoccare della lingua contro il palato mi ricorda che sono viva, anche se non so dove sto andando.

Non potendo fare altro, seguo le voci della folla di cui, però, non so riconoscere la lingua. O meglio: alcune parole suonano terribilmente simili al mio idioma, ma vengono pronunciate con uno strano strascico. Forse è dialetto.

In lontananza mi sembra di distinguere l’insistente abbaiare di un cane. Cerbero!

Ecco dove sono diretta… all’Inferno dantesco. E, forse, il chiasso intorno a me è il lugubre lamento dei dannati.

Ho paura. Mi impietrisco, ovattando con tutta la mia forza il baccano circostante, dando invece sfogo al frastuono interiore.

Che ci faccio io lì? In quale girone mi trovo?

L’inatteso croscio dell’acqua mi ridesta dai pensieri spaventosi, infondendomi una calma apparente. Solo dopo qualche secondo mi ricordo… certo, deve essere l’Acheronte. Mi preparo, attendendo disperata l’arrivo di Caronte.

Ma il flusso di gente non si ferma, invadendo il silenzio con i pesanti passi, quasi fosse la marcia di un esercito condannato a morte.

Ad ogni metro avverto la nitida presenza di un imminente precipizio, al di là del quale, probabilmente, si nasconde il letto del complice fiume.

Ma non è soltanto questo. La mia inquietudine non è data dalla sola esistenza di un burrone, ma anche da un minaccioso scoppiettio. Da qualche parte, non lontano da me, tizzoni stanno ardendo inesorabilmente.

In silenzio, mi sembra anche di percepire il soffuso bruire di lingue di fuoco, forse le voci dell’Inferno.

Poi, all’improvviso, odo venirmi incontro il fastidioso  ronzio di uno sciame di zanzare. Azzardo essere siano mille, o forse un milione. Il loro imperterrito baccano, credo sia la mia condanna. Mi sta facendo impazzire.

Non demordo. Prendo coraggio e mi sporgo dal precipizio: un drone sta riprendendo l’enorme falò che scricchiola accanto al corso del fiume.

Solo ora ricordo… oggi è il 14 agosto, e i contadini stanno rendendo grazie agli Dei, allontanando gli spiriti malvagi dal loro raccolto.

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Pubblicato da Silvia Schenatti

Silvia Schenatti (Lecco, 1992) è cresciuta tra il lecchese e la Valmalenco. Consegue il diploma al Liceo socio-psico-pedagogico di Monticello Brianza e si laurea, con lode, in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, discutendo una tesi in diritto penale. Terminati il tirocinio e la pratica forense, nel 2021 ottiene il titolo di Avvocato. Da sempre amante della scrittura, “L’inferno dentro i suoi occhi” è la sua opera prima.

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