COPERTINA: FOTOGRAFIA O DIPINTO

1) L’abito fa il libro

Anche l’occhio vuole la sua parte e, molto spesso, la prima impressione è quella che conta, o perlomeno quella che condizionerà i nostri giudizi. È inevitabile; è istinto.

Così come siamo portati a scegliere, o non scegliere, un vestito ancor prima di vederlo indossato, anche per un libro, il più delle volte, accade la stessa cosa. Guardando la sua copertina, ci sentiamo più o meno attratti, affini, a prescindere dalla trama che, temporalmente, conosciamo in un secondo momento.

È come se la copertina, o un suo dettaglio, fosse la serratura attraverso cui spiare un mondo che suscita, o non suscita, la nostra curiosità.

Dopotutto, a chi non è mai capitato di acquistare un libro lasciandosi convincere dalla sola immagine con cui si offre al mondo?

La vincitrice del Premio Pulitzer, Jhumpa Lahiri, nella sua opera “Il vestito dei libri”, descrive e ragiona proprio sull’importanza della copertina e sul ruolo che essa esercita sulla psicologia del lettore.

A voler semplificare, esistono due tipologie di immagini di copertina: la fotografia e il dipinto. Ma il lettore-acquirente quale preferisce?

2) Un bel match!

Per rispondere a questa semplice domande, senza pretesa di esaustività alcuna, ho lanciato sui miei canali social un simpatico sondaggio.

Ecco i risultati:

Dal grafico emerge una situazione di quasi parità. Precisamente, il 47% dei votanti predilige la “fotografia”, mentre il 53% il “dipinto”.

3) Realtà e mistero

Spesso, la volontà che spinge ognuno di noi a leggere un libro è quella di entrare in un mondo nuovo, sconosciuto. Pagina dopo pagina, è come se vivessimo una vita parallela, di cui la copertina, appunto, è solo la serratura.

Molte volte, infatti, dalla sola immagine siamo noi stessi a ipotizzare e ideare (talvolta, idealizzare) la storia. Essa rappresenta il più importante spunto per far “vivere” nella nostra mente i personaggi, a prescindere dalle vicende narrate dallo stesso autore.

Il fatto che sulla copertina venga rappresentata una fotografia o un dipinto condiziona inevitabilmente la nostra fantasia e le nostre aspettative. Senza voler generalizzare, normalmente, la vista di una foto ci porta a pensare a vicende reali, aderenti al mondo per come lo conosciamo. Diversamente, un dipinto, ancor più se astratto, ci riporta all’evasione, alla creatività, permettendoci di “vagare” in terre inesplorate, aliene.5

Pur essendo tale scritto una mia, personale riflessione, risulta incredibile, oltreché inconfutabile, come la mente umana sia oltremodo malleabile, lasciandosi influenzare da minuscoli dettagli.

4,5 / 5
Grazie per aver votato!

Pubblicato da Silvia Schenatti

Silvia Schenatti (Lecco, 1992) è cresciuta tra il lecchese e la Valmalenco. Consegue il diploma al Liceo socio-psico-pedagogico di Monticello Brianza e si laurea, con lode, in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, discutendo una tesi in diritto penale. Terminati il tirocinio e la pratica forense, nel 2021 ottiene il titolo di Avvocato. Da sempre amante della scrittura, “L’inferno dentro i suoi occhi” è la sua opera prima.

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